05.06.2017

Essere un exer remote worker

05.06.2017

Essere un exer remote worker

Lo scorso 28 Dicembre mi sono trasferito dalla mia casa a Jesi a Treviso. Il perché lo potete immaginare, è l'amore. La mia ragazza ha vinto un concorso pubblico in Veneto ed è stata assegnata alla provincia di Treviso. Da quel giorno sono diventato un remote-worker a tutti gli effetti, lavorando la maggior parte del tempo da casa. Qui in extrategy non solo non abbiamo visto il mio trasloco come un problema, ma anzi come un'opportunità per "esplorare" una nuova zona in cui non avevamo moltissimi contatti.

"Com'è lavorare da casa?" È la domanda che più spesso mi sento chiedere da chi non fa il mio stesso lavoro e non ha mai interagito con un remote-worker. In poche parole: a me piace. Mi piace perché mi rende libero di organizzare meglio la giornata, cambiando l'orario in base agli impegni che ho. Ovviamente non ci sono solo lati positivi. Paradossalmente il rischio non è di lavorare poco, ma di lavorare troppo. Bisogna avere una grossa autodisciplina per non lavorare più di 8 ore al giorno senza mai staccare la spina. Io per ora mi sto imponendo di fare delle pause caffè proprio nel bar sotto casa. Ma mi sto ancora calibrando. Tra l'altro non lavoro esclusivamente da casa: sono in contatto sia con Studio co.me dove sicuramente passerò alcune giornate da loro facendo coworking e dai ragazzi di Hackatron in H-Farm per passare qualche pomeriggio/sera tra nerd.

"Non ti manca l'ufficio?" è la domanda immediatamente successiva. A volte sì, soprattutto perché le comunicazioni sono in generale più complesse. Per chi è spesso in ufficio a volte c'è il rischio di dimenticarsi in alcuni frangenti di chi è da remoto. E poi mi mancano le chiacchierate alla macchinetta del caffè con Lorenzo dove analizziamo problemi relativi all'organizzazione del lavoro, mi mancano i pranzi in ufficio con Alessandro e Stefania e dividere i Nachos Las Vegas di America Graffiti con Giorgio. Inoltre ora la nostra sede è fornita da Just Eat e ogni tanto sul telefono mi arrivano foto di questo tipo. Questo è davvero uno dei maggiori pain legati al remote-working. Davvero.

Pranzi di un certo livello
Quando mi mandano queste foto mi sento molto solo

Ma perché oggi un'azienda dovrebbe diventare remote-friendly? Cioè permettere ai suoi dipendenti di lavorare da qualsiasi luogo essi vogliano senza essere vincolati alla sede dell'azienda? Se tra i vostri colleghi ci sono dei "Knowledge worker" siete in un'azienda basata sul talento. E il talento non si trova facilmente, quindi non conviene lasciarsi scappare una persona di talento solo perché ha deciso di vivere da un'altra parte. Se poi parliamo nello specifico di sviluppatori, oggi per questa categoria è semplicissimo trovare un nuovo lavoro. E anche se siete l'azienda migliore del mondo, ma non siete Facebook o Google è molto difficile che riusciate a convincere qualcuno che per motivi personali o familiari vive a Perugia di trasferirsi a Roma o Milano.

In extrategy abbiamo capito che essere remote-friendly non ci basta, vogliamo essere remote-first. Stiamo in pratica ridisegnando tutti i nostri riti e le nostre abitudini attorno a chi è da remoto. È una scelta forte ma l'unica possibile se non volete far sentire i vostri colleghi remoti isolati. Ovviamente, come tutto quello che facciamo, è un processo in divenire. Abbiamo quindi deciso di stilare un nostro personalissimo remote-first manifesto. Questo manifesto ci sta guidando nel decidere come organizzare il nostro day-by-day e come modificare tutta la nostra organizzazione aziendale. Con ottimi risultati devo aggiungere. Potete trovare il testo completo del nostro manifesto nel nostro profilo GitHub. Il fatto di averlo messo su GitHub è per noi indice della volontà di modificarlo spesso, adattandolo alle esigenze del momento. Altro aspetto che ci ha fatto optare per GitHub è la possibilità di farci contaminare da chiunque abbia un'idea diversa dalla nostra sull'argomento. Se anche nelle vostre realtà state sperimentando l'approccio remote-first, potete semplicemente forkare il nostro repository e farci delle pull request. Saremo lieti di valutarle e confrontarci con voi.

Grazie alla mia decisione di trasferirmi ho potuto constatare sulla mia pelle la nostra caratteristica più importante. Di fronte ad un potenziale problema non solo abbiamo (come detto in precedenza) deciso di trasformarlo in opportunità, ma la cosa ci ha reso più malleabili, più forti, più antifragili.


PS: una delle cose che in ufficio mi riuscivano meglio era abbassare la produttività (basterebbe vedere il mio vecchio cassetto pieno di giocattoli). Ma tranquilli mi sto organizzando a fare la stessa cosa anche in ottica remote-first. Fidatevi.

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