14.09.2017

La nostra impresa, un’opera d’arte reattiva

14.09.2017

La nostra impresa, un’opera d’arte reattiva

Vi siete mai chiesti come mai le opere d’arte sono esposte in musei o spazi dedicati? No, non è solo per farle vedere perché per questo basterebbe una fotografia ben fatta e caricata su web.

Il motivo vero è che le opere in mostra costruiscono una relazione con i visitatori che le guardano dal vivo. Chi è stato in un museo almeno una volta, di propria volontà (le gite scolastiche forzate non valgono), sa che questo è vero: per esempio la prima volta che vedi Guernica di Picasso non vorresti più andare via e dopo qualche tempo senti il desiderio di tornarci. La Gioconda di Leonardo, al Louvre, è la donna che riceve più visite in tutta la Francia (senza malizia). Le persone instaurano con queste opere un rapporto speciale, perché trovano che questo sia un modo per stare meglio.

Guernica

Continuando ad assistere a questo processo di creazione sui generis di una nuova impresa, ho la netta sensazione che anche extrategy e ideato volessero per la loro nuova impresa un sistema di relazioni e contatti ispirato a questo stesso tipo di attrazione. E, al contempo, che le relazioni che già hanno siano anche per loro positive: proficue, allineate ai propri valori, di reciproco scambio, culturalmente arricchenti. In una sola parola: “giuste”. Su questo aspetto ha insistito molto questo processo di codesign.

Un modo intelligente di gestire relazioni significative

Anche in questo caso hanno lavorato su tre aspetti cardine su cui implementare le attività: il portfolio management (che rappresenta il modo di curare i clienti), il relationship garden (che rappresenta il modo di curare le relazioni con gli altri), il growth engine (lo stile e il modo con il quale si vivono le relazioni).

Il metodo utilizzato è lo stesso delle altre aree: principi, processi e attori da cui nascono poi le dinamiche. Le dinamiche sono il modo in cui si agisce all’interno di quell’area.

Hanno individuato tre dinamiche all’interno dell’area portfolio management: hanno stabilito come irradiano informazioni (cioè il modo in cui gestiscono le informazioni relative ai propri contatti e ai clienti), come validano i clienti (il processo attraverso cui si passa dal primo contatto fino al primo contratto) e il ranking clienti (che è il modo di valutare il rapporto che si ha con ognuno di loro).

Nell’area growth engine hanno invece identificato come dinamiche il modo di attrarre i clienti (come fanno in modo che vogliano lavorare insieme, dalla conoscenza alla fidelizzazione), la definizione di che cosa fa un business developer (il loro modo di intendere l’accounting) e infine come diventare punti di riferimento (perché nei lavori che fanno non sono semplici fornitori ma vogliono essere un reale motore di evoluzione e miglioramento).

Infine nell’area relationship garden hanno individuato una dinamica soltanto, che però già nel suo titolo dice molte cose: abilitare TUTTI a curare le relazioni.

La cura delle relazioni, anche se non è core business, è la parte delle attività che aiuta le imprese a ottenere la maggior parte del risultato. Per questo motivo anche una digital company come quella che nascerà deve avere come impegno prioritario quello di muoversi con coerenza e intraprendenza all’interno del proprio ecosistema di relazioni, con l'obiettivo di maturare quelle esistenti e farne nascere di nuove. Il loro modello di attrazione è la Gioconda: troppo ambiziosi? :-)

L’entusiasmo, la paura e la contentezza

Mentre assistevo a tutto questo, verso la fine, ho ascoltato una frase che mi ha colpito perché l'ho sentita molto mia, molto vera: "Stiamo facendo un percorso straordinario, nel senso letterale del termine. Quella che abbiamo messo in campo non è un’attività ordinaria: non lo è per le organizzazioni, non lo è per le persone, non lo è nemmeno per il contesto e il territorio in cui viviamo e lavoriamo".

Quando si riuniscono per discutere insieme quello che stanno facendo, si siedono in cerchio in un’unica stanza, è il loro modo di “fare riunione”: possono vedersi tutti in faccia. Sono lì in mezzo a loro, adesso. Se i miei occhi scorrono facendo una panoramica tra tutti i volti, gli sguardi che incrocio parlano di entusiasmo ma anche di paura, di voglia di farcela ma anche di timore di non riuscire, di cose concrete su cui lavorare ma anche di fantasie poco afferrabili. Siamo in una terra di confine: da una parte ci sono  la loro storia e il loro lavoro consolidato, dall’altra l’orizzonte di nuovi modi di interpretare e praticare quello che sanno fare. Non sarà un percorso facile, ma la cosa bella è che di tutto questo sono assolutamente contenti.

 

Le altre puntate di questo racconto:

Prove di evoluzione (parte prima) 

Quando le persone creano valore

Costruire un'impresa è un'opera d'arte 

Stiamo facendo un'impresa. Nuova 

Disegnare un'impresa